Positivismo


Articolo del Blog Itsos, sul Positivismo, per la mappa concettuale in Cmap!
21 marzo 2012 | Autore: admin
Il Positivismo è un movimento filosofico e culturale ispirato ad alcune idee guida fondamentali riferite in genere all’esaltazione del progresso e del metodo scientifico che nasce in Francia nella prima metà dell’800 e che si diffonde nella seconda metà del secolo a livello europeo e mondiale.
Il Positivismo si configura come un movimento per certi aspetti simile all’Illuminismo, di cui condivide la fiducia nella scienza e nel progresso e per altri affine alla concezione romantica della storia.
Il termine Positivismo – introdotto per la prima volta da Henri de Saint-Simon – deriva etimologicamente dal latino positum, participio passato neutro del verbo ponere tradotto come ciò che è posto, fondato, che ha le sue basi nella realtà dei fatti concreti. In questo senso Positivo vorrà dire allora:
  • ciò che è reale, concreto, sperimentale, contrapponendosi a ciò che è astratto;
  • ciò che è utile, efficace, produttivo in opposizione a ciò che è inutile.
Nel Positivismo si possono distinguere due fasi:
  1. Nella prima metà del XIX secolo, ad iniziare dal periodo della Restaurazione il Positivismo si presenta come il progetto di superamento della crisi politica e culturale seguita all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese, tramite un programma politico antiliberale.
  2. Nella seconda metà dell’Ottocento il Positivismo rappresenta l’elaborazione ideologica di una borghesia industriale e progressista per cui, in particolare in Inghilterra, ma anche nel resto d’Europa, trova corrispondenze con l’affermazione del pensiero economico del liberismo. È in questa fase che il Positivismo, messa da parte la filosofia idealistica considerata come un’inutile astrazione metafisica, si caratterizza per la fiducia nel progresso scientifico e per il tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana.
Il Positivismo diviene la cultura predominante della classe borghese. Secondo Ludovico Geymonat infatti, sebbene non possa stabilirsi una rigida identità tra Positivismo e borghesia, in quanto essa ha incoraggiato il Positivismo ma per certi aspetti lo ha anche contrastato, non vi è dubbio che il Positivismo della seconda metà dell’800, ha rappresentato anche e in modo rilevante gli ideali borghesi quali l’ottimismo nei confronti della moderna società industriale e il riformismo politico in opposizione al conservatorismo e nello stesso tempo al rivoluzionarismo marxista fortemente critico nei confronti del moderno sistema industriale che non teneva conto dei “costi umani” collegati allo sviluppo economico. Non a caso il Positivismo si diffonde soprattutto nei paesi più progrediti industrialmente mentre è limitatamente presente in quelli meno sviluppati come l’Italia.
Il Positivismo si sviluppa in un periodo in cui l’Europa, dopo la guerra di Crimea e quella Franco-prussiana sta attraversando un periodo di pace che favorisce la borghesia nell’espansione coloniale in Africa e in Asia e nella contemporanea evoluzione del capitalismo industriale in un fenomeno economico internazionale.
C’è una profonda trasformazione anche nei modi di vita della città, dove si verificano, in pochi anni, cambiamenti più incisivi di quelli avvenuti nei secoli precedenti con le innovazioni tecnologiche dell’uso della macchina a vapore, dell’elettricità, delle ferrovie che mutano profondamente non solo le dimensioni spazio-temporali ma anche quelle intellettuali. Tutto questo porterà nei primi anni del ’900 a quella esaltazione delle “magnifiche sorti e progressive” raggiunte dall’Europa della Belle epoque che si avvia al crollo delle illusioni nel baratro della Prima guerra mondiale.
Per certi aspetti il Positivismo appare una originale riproposta del programma illuministico con cui presenta delle affinità quali:
  • la fiducia nella ragione e nel sapere al servizio dell’uomo come mezzi per conseguire la “pubblica felicità”, obiettivo questo fallito dagli illuministi per cui i positivisti si propongono di portare ordine, tramite il metodo scientifico applicato in ogni campo delle conoscenze umane, per una riorganizzazione globale della società resa caotica dalle rivoluzioni che l’hanno sconvolta.
  • esaltazione della scienza vista in contrapposizione alla metafisica: il metodo scientifico avrebbe dovuto sostituire la metafisica nella storia del pensiero.
  • una visione laica e tutta immanente della vita dell’uomo in contrasto con i pensatori cattolici.
Nello stesso tempo il Positivismo si caratterizza per incisive differenze con l’Illuminismo:
  • mentre gli illuministi combattevano contro la tradizione metafisica e religiosa e i privilegi dell’aristocrazia in una visione del mondo ancora dominante, i positivisti, che pure si oppongono a quella tradizione che ostacola la razionalizzazione della cultura e della società, agiscono contro posizioni anacronistiche e in nome di un atteggiamento culturale che è già consolidato in una società borghese stabilmente al potere con una mentalità scientifica e laica ormai largamente condivisa.
  • mentre il riformismo illuminista tendeva a tradursi in una rivoluzione, come fu poi quella francese, il riformismo positivista è antirivoluzionario e, pur contrastando la vecchia tradizione, è ostile alle nuove forze rivoluzionarie del proletariato e alla pretesa scientificità dell’ideologia socialista.
  • mentre gli illuministi, come Kant, ancora si preoccupano di dare una giustificazione teorica del valore limitato di verità delle scienze, i positivisti la danno per scontata e puntano a una “visione scientifica globale del mondo” cadendo nella metafisica di un’interpretazione unica e totale della realtà.
  • gli illuministi ricorrono alla scienza, pur con il suo limite, contro la metafisica e la religione, i positivisti rendono la scienza una metafisica di certezze assolute con la fondazione di una nuova religione scientifica.
Assumendo come spartiacque le teorie di Charles Darwin, secondo la tradizione, il Positivismo è stato diviso in due correnti fondamentali:
  1. Positivismo sociale, nella prima metà del XIX secolo, che ha come rappresentanti Saint-Simon, Auguste Comte e John Stuart Mill
  2. Positivismo evoluzionista con Herbert Spencer, il materialismo tedesco e Roberto Ardigò. Oggi si preferisce identificare i vari aspetti del Positivismo attraverso i contesti nazionali per cui si ha un Positivismo francese, inglese, tedesco e italiano.
I due criteri in realtà non sono divergenti ma si fondono tra loro poiché le varie identità nazionali del pensiero positivista costituiscono lo sfondo su cui si sviluppano, nella prima metà dell’ ’800, la concezione di una scienza come risanatrice dei mali sociali, la quale, nella seconda metà del secolo, dopo la formulazione della teoria dell’evoluzione di Darwin, viene estesa in maniera totalizzante a strumento di interpretazione della storia dell’intera umanità.
Il Positivismo influì fortemente nella cultura ottocentesca sino a divenire una “moda culturale” tanto che si può parlare di una “civiltà positivistica” che ha improntato di sè correnti culturali come il realismo, il verismo, la nuova pedagogia incentrata su una scuola “laica” e su una didattica “scientifica”.
Nonostante i suoi aspetti critici il Positivismo ha lasciato in eredità alla cultura moderna la considerazione dell’importanza per la conoscenza e per la trasformazione della società della ricerca scientifica. Dobbiamo inoltre al Positivismo la codificazione delle “scienze umane” della sociologia e della psicologia.
Il Positivismo ha demolito la filosofia intesa come forma di conoscenza metafisica che man a mano che si realizza il progresso scientifico, non potendosi basare su i fatti concreti, perde ogni capacità di indagare e risolvere i problemi filosofici. Il Positivismo ne indicò un nuovo ruolo consistente non più nella presunzione di conoscere i fenomeni naturali, umani e sociali ma quello di definizione e unificazione dei principi generali del metodo scientifico e dei risultati delle singole scienze in una visione generale dell’uomo. Dal Positivismo la filosofia è stata obbligata a riconsiderare criticamente se stessa e a meglio definire il suo rapporto con le scienze.
Nostre rielaborazioni da Wikipedia
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